Percorso 1

Scuola primaria

La vita quotidiana al tempo dei ragazzi di Villa Emma

La proposta didattica fa riferimento alla vicenda dei 73 ragazzi ebrei accolti e salvati tra il 1942 e il 1943 dalla comunità di Nonantola; vi fanno da sfondo la realtà contadina del luogo, un gruppo di giovanissimi ebrei perseguitati provenienti da alcuni paesi europei, le dinamiche del secondo conflitto mondiale.

La proposta si articola in due fasi: nella prima si rimanda a precisi elementi del contesto storico nel quale si inserisce la vicenda, con presentazione degli avvenimenti fondamentali del quadro di fondo (la Seconda guerra mondiale) e puntualizzazioni sui dati che riguardano la storia locale,  nella seconda si procederà all’analisi della realtà quotidiana di Nonantola, colta durante la guerra, con attenzione ai dati che connotano l’incontro tra chi arriva da lontano (i ragazzi ebrei in fuga approdati a Villa Emma) e la popolazione locale, fotografata nelle sue abitudini e nelle sue principali attività.

A. PRIMA FASE

 

1. Il tempo sospeso
La realizzazione di una linea del tempo può aiutare gli studenti a collocare la vicenda dei ragazzi di Villa Emma nel contesto dei principali avvenimenti nazionali e internazionali del periodo.

Per una sintesi della vicenda si rimanda alla pagina Storia dove è possibile trovare una bibliografia di approfondimento: si tratta di testi di vario genere, che hanno segnato le tappe della ricerca e dell’interesse sulla storia dei ragazzi di Villa Emma.

 

Materiali utili per procedere:

    • filo da bucato;
    • mollette;
    • tre cartoline segnatempo (1920, 1942, 1950);
    • cartoline di tre colori con l’indicazione di avvenimenti storici; esempio: rosso (avvenimenti risalenti al periodo precedente lo scoppio della Seconda guerra mondiale); blu (eventi che segnano le fasi del conflitto); verde (avvenimenti del dopoguerra);
    • immagini di Nonantola prima, durante e dopo la Guerra (si veda allegato 1).

 

Indicazioni per gestire l’attività:

    • appendere il filo da bucato all’interno dello spazio in cui si svolge l’attività;
    • collocare le cartoline colorate e le immagini al centro della stanza, insieme alle mollette da bucato;
    • appendere sul filo le tre cartoline segnatempo, che aiuteranno gli studenti a orientarsi lungo la linea del tempo;
    • chiedere agli alunni di scegliere una cartolina o un’immagine e di collocarla lungo la linea temporale facendo riferimento alle cartoline segnatempo già disposte (non è indispensabile che gli studenti abbiano studiato il periodo storico corrispondente);
    • invitare i ragazzi a posizionare le cartoline e le immagini lungo la linea del tempo basandosi sulle loro conoscenze personali; in fase di restituzione finale l’operatore o l’insegnante si confronterà con gli studenti per chiarire eventuali dubbi o perplessità, per offrire ulteriori dati, per integrare elementi offerti o richiesti dai ragazzi;
    • una volta esaurite le cartoline e le immagini, l’insegnante o l’operatore indica vari punti della linea del tempo e chiede alla classe di motivare le scelte di posizionamento compiute.

 

2. Fili d’Europa

I ragazzi che giunsero a Villa Emma tra l’estate del 1942 e il 1943 provenivano da diversi Paesi (Germania, Austria, Bosnia, Croazia, ecc.). Il primo gruppo di quaranta giovani esuli ebrei, provenienti da Germania e Austria, arrivò alla stazione di Nonantola il 17 luglio 1942. Nella tappa precedente del viaggio erano passati per Zagabria e per Lesno Brdo, in Slovenia.

Il 10 aprile del 1943 si unirono al gruppo altri trentatré ragazzi fuggiti dalla Bosnia e dalla Croazia.

Fino all’estate del 1943, ai ragazzi di Villa Emma la guerra sembra lontana. Tutto cambia l’8 settembre, all’annuncio dell’armistizio tra l’Italia e gli angloamericani. La situazione diventa infatti pericolosa – a causa del pericolo di cattura e deportazione derivante dall’occupazione tedesca – e occorre procurare nascondigli ai ragazzi, poiché Villa Emma non offre più un rifugio sicuro.

La maggior parte del gruppo si nasconde nel seminario dell’abbazia; gli altri sono ospitati da famiglie del paese e delle campagne circostanti.

I ragazzi, però, non possono rimanere a lungo nascosti a Nonantola. Tra il 6 e il 16 ottobre 1943 lasciano quindi il paese divisi in tre gruppi e raggiungono in modo avventuroso la frontiera con la Svizzera, dove trovano (dopo un primo tentativo di passaggio andato in fumo) finalmente asilo. In suolo elvetico vengono dapprima inviati in campi di raccolta, poi si riuniscono a Villa des Bains, presso Bex.

Finita la guerra, partiranno quasi tutti alla volta della Palestina, che raggiungeranno via nave da Barcellona, il 29 maggio 1945.

 

Materiali utili per procedere (si veda allegato 2):

    • carta d’Europa del periodo;
    • supporto di sughero o legno;
    • puntine da disegno;
    • filo di lana di tre diversi colori (rosso, blu e verde).

 

Indicazioni per gestire l’attività:

    • posizionare le puntine da disegno sulla carta in corrispondenza delle principali città o regioni di provenienza dei ragazzi di Villa Emma;
    • dividere la classe in tre gruppi e affidare ad ogni gruppo un filo di colore diverso: il filo verde dovrà indicare il percorso compiuto dal primo gruppo fino a Nonantola, il filo blu quello del gruppo di Spalato e il filo rosso la via verso la salvezza, da Nonantola in Svizzera e poi fino a Barcellona (tale strumento consentirà agli studenti di conoscere da vicino gli itinerari di fuga e salvezza del gruppo dei ragazzi di Villa Emma attraverso l’Europa).

A. SECONDA FASE

 

Strumenti didattici: testimonianze scritte

 

All’età di 14 anni, mentre si trova in Slovenia, Sonja Borus – una delle ragazze del primo gruppo arrivato a Nonantola nell’estate del 1942 – inizia a tenere un diario, al quale confiderà i suoi pensieri e riflessioni nel corso della fuga che l’avrebbe portata prima in Italia, poi in Svizzera e infine in Palestina.

 

Domenica, 30.8.1942

Oggi ho ricevuto una cartolina da mia zia dall’Italia. Questa cartolina non mi ha fatto però un grande piacere. Era scritta con tanta freddezza. Ma la cosa più bella per me è che grazie addio ricevo regolarmente posta da mia madre. Non riesco neppure a descrivere come mi sento qui. Tutti qui sono diventati indifferenti. Soprattutto la hanchala [1]. Rispondo solo lo stretto necessario, e solo con molta freddezza. E non mi lascio dire più niente. Praticamente non parlo più con nessuno. La sera però sono di pessimo umore. A volte poi la mia vita qui è proprio da piangere. Mi sono ripromessa di non piangere più. Quando mi sento così, devo considerare in che tipo di compagnia sono finita. Me lo devo ficcare bene in mente. Le ragazze parlano spesso di quello che vogliono studiare e fare in futuro. Io ci penso spesso ma ancora non ho le idee chiare. Qui però ho imparato un nuovo sport, e cioè ad andare in bicicletta. È fantastico. Vorrei fare spesso gite in bicicletta. Quando si hanno soldi si possono fare tante cose. Quando si va in bicicletta si ha una bellissima sensazione di libertà.

[Sonja Borus, Diario di Sonja. Fuga e aliyah di un’adolescente berlinese, 1941-1946, Il Mulino, Bologna 2018, pp. 77-78]

 

In parallelo alla testimonianza di una delle ragazze di Villa Emma, si propone la lettura di un brano tratto dalle memorie di Geppe Bertoni, bambino all’epoca dei fatti, venuto a contatto con i ragazzi ospitati a Villa Emma. I suoi ricordi ci restituiscono la dimensione della vita quotidiana a Nonantola e lo spessore di un incontro con l’altro, ‘lo straniero’, che dalle incertezze iniziali diventa poi di amicizia e solidarietà.

 

La spigolatura del grano

Venne il tempo del grano maturo. Gli aerei anglo-americani, con l’intento di affamare gli invasori tedeschi, lasciavano cadere piccole ostie trasparenti di forma quadrata di circa cinque centimetri di lato, con al centro – racchiuso in una sede sferica – un mezzo cucchiaino di polvere altamente infiammabile gialla di non più di due centimetri quadrati, che senz’altro fungeva anche da lente per concentrare i raggi solari sul contenuto incendiario. Vagavano nell’aria per poi cadere a terra; qualcuna cadeva sui campi di grano maturo e, a seconda dell’inclinazione rispetto ai raggi solari, poteva infiammarsi e causare un incendio nel campo.

Noi ragazzi eravamo disponibili a sorvegliare la campagna, pronti a dare l’allarme, forti anche della vicinanza di quella ferrovia, che attraversava i campi nella nostra zona. Il treno era trainato da locomotive a vapore a causa della carenza di carbone. Per supplire, venivano bruciati nel focolare gli scarti della canapa, i canvèt, che uscivano in fiamme dall’alto camino con il pericolo di incendiare i campi di grano limitrofi.

Appena i contadini avevano liberato il campo dai covoni di grano, c’era l’invasione degli spigolatori, tra cui noi due fratelli; trascorrevamo molte ore del giorno infatti, a schiena curva, sotto il sole dell’estate, a raccogliere le spighe cadute a terra. L’orario era dalle cinque del mattino fino oltre le dieci, per ripartire di nuovo al pomeriggio dopo le quattro e rientrare a casa carichi di spighe dopo il tramonto. Questo durava finché i contadini non aravano la terra, anche un mese e mezzo. Se la spigolatura superava i 180 chilogrammi, nostro padre ci comperava un secchio di compensato di legno contenente cinque chili di marmellata di ciliegie o albicocche prodotta dalla Cantina Sociale di Nonantola. Quanto era buona e ne facevamo tanto conto.

Ci durava svariati mesi. In quei tempi i ragazzi non avevano le varie merendine comperate al supermercato.

[G. Bertoni, Dalla nostra memoria può nascere un futuro migliore. Ricordi di un ragazzo della Madonna della Rovere di Nonantola, Centro Studi Storici Nonantolani, Nonantola 2013, pp. 42- 44]

 

Strumenti didattici: testimonianze orali

 

Testimonianza video di Disma Piccinini, bambino all’epoca della vicenda dei ragazzi di Villa Emma, che racconta l’incontro con i giovani esuli in fuga arrivati a Nonantola durante la guerra. Ci si frequenta, si passa del tempo insieme e, soprattutto, si gioca; ci si diverte e qualche stereotipo va in frantumi: quando si è ragazzi, questo è il miglior modo per imparare a conoscersi.

 

http://www.davantiavillaemma.org/testimonianze/vita-quotidiana/

 

In parallelo si propone la testimonianza di uno dei ragazzi di Villa Emma, inseriti all’interno del documentario I ragazzi di Villa Emma. Giovani ebrei in fuga, diretto da Aldo Zappalà.

 

http://www.davantiavillaemma.org/materiali/documentario-rai/

 

Strumenti didattici: le fotografie

 

L’osservazione e l’analisi di una serie di fotografie scattate a Nonantola durante la Seconda guerra mondiale permettono agli studenti di visualizzare quanto emerso dalla lettura delle testimonianze scritte e dalla visione delle testimonianze orali, mettendo in evidenza l’incontro tra i due gruppi (dei nonantolani e dei giovani ebrei venuti da lontano).

A Villa Emma molte ore al giorno erano dedicate ai lavori di casa. Grande importanza veniva attribuita all’addestramento al lavoro, sia agricolo che artigianale, come preparazione alla futura vita in kibbutz [1]. Un certo numero di ragazzi più grandi vennero istruiti da Ernesto Leonardi, mezzadro che coltivava i terreni annessi a Villa Emma, nei lavori dei campi e nel governo delle stalle. Nella falegnameria, attrezzata con quattro tavoli da lavoro, era Herz Naftali Schuldenfrei (trasferito a Nonantola dal Campo di internamento di Campagna, presso Salerno) a fare lezione.

 

Materiali fotografici (si veda ALLEGATO 3):

  • Il contadino Ernesto Leonardi, che istruiva i ragazzi nei lavori dei campi; con lui Max Federmann (a sinistra) e Zdenko Schmidt su un carro trainato dai buoi
  • La trebbiatura davanti alla casa colonica annessa a Villa Emma (al centro: Ernesto Leonardi)
  • Al lavoro per arare il terreno intorno a Villa Emma (da sinistra: Zdenko Schmidt, Albert Albahari, Leo Kajon, Marcel Hofmann e la moglie di Ernesto Leonardi)
  • Ragazzi intenti a tagliare legna (da sinistra: Marcel Hofmann, Moric Danon, Leo Kajon, Velimir Halpern; seduto: Bela Grof).

 


 

Finalità:
Nell’introdurre gli studenti alla vicenda dei ragazzi di Villa Emma accolti a Nonantola dalla popolazione locale durante la Seconda guerra mondiale, occupa una particolare rilevanza la conoscenza delle caratteristiche e delle dinamiche della vita quotidiana in paese.

 

Obiettivi specifici d’apprendimento:

  • imparare ad analizzare fonti di memoria (testimonianze scritte e orali)
  • imparare a confrontare, contestualizzare e utilizzare le fonti di memoria
  • imparare a costruire un racconto storico a partire dalle testimonianze

 

Competenze in gioco:

  • ermeneutiche: saper interpretare segni e testi; saper identificare problemi e argomenti in modo pertinente
  • logiche: saper condurre un ragionamento fondato e una narrazione plausibile
  • dialogiche: saper interagire e negoziare nel gruppo di lavoro e all’interno della classe
  • storiche: saper storicizzare

 


 

[1] KIBBUTZ, pl. Kibbutzim: cooperativa di produzione agricola di forte ispirazione ideale in Palestina e poi in Israele. Elemento fondamentale è la rinuncia alla proprietà privata e al guadagno individuale. L’amministrazione del kibbutz provvede a tutto il necessario, come cibo, abbigliamento, assistenza all’infanzia, istruzione, cure mediche, ecc.