Prato Galli, a Nonantola, occupa una posizione cruciale e di alto valore simbolico: da un lato, infatti, guarda il principale teatro della vicenda, dall’altro rappresenta – e costituiva al tempo degli eventi che intendiamo ricordare – un ponte, un passaggio tra la residenza e il paese che facilitava gli incontri tra gli stranieri venuti da lontano e gli abitanti del posto.
Proprio qui – in tale densità reale e simbolica del paesaggio nonantolano – vogliamo dare un luogo a questa storia.

Il progetto, elaborato dallo Studio Bianchini & Lusiardi Associati di Cremona, vincitore del Concorso, prevede la realizzazione di un complesso memoriale e di un itinerario artistico che toccherà i luoghi del paese e del circondario, che furono teatro di precise fasi della vicenda storica.
Il nuovo edificio polifunzionale monopiano fa riferimento a una maglia ortogonale disarticolata lungo direttrici simboliche corrispondenti ai percorsi fisici e alle relazioni umane che hanno segnato l’area di Nonantola durante il periodo di permanenza del gruppo dei ragazzi ebrei a Villa Emma. Le pareti di legno e le superfici vetrate che definiscono l’involucro si spingono verso l’esterno e supportano la copertura piana punteggiata da alcuni lucernari apribili. Mentre la porzione di copertura che coincide con l’interno dell’edificio è formata da un solaio opaco, le aree esterne ai muri perimetrali sono costituite da lastre in cristallo stratificato che garantiscono protezione dalle intemperie e passaggio di luce naturale. Esternamente, l’edificio è rivestito con doghe di legno termotrattato e mordenzato disposte in verticale e fissate alla sottostruttura in legno a formare una parete ventilata. Dall’area esterna i visitatori sono guidati all’ingresso dell’edificio attraverso un lungo passaggio coperto, affiancato dalla porzione di un muro preesistente.

Lo spazio d’ingresso, che consente l’accesso allo spazio espositivo, si apre verso la zona di accoglienza dei gruppi in visita e il blocco guardaroba-servizi. Le attività che si svolgeranno all’interno del complesso sono state declinate in fase di progetto attraverso la collocazione degli ambienti: gli uffici e l’archivio sono stati posizionati in modo che facciano pienamente parte del percorso; tutti gli ambienti sono stati disegnati con forme regolari per garantirne la flessibilità d’uso anche attraverso il ricorso a partizioni mobili.
L’archivio è stato pensato come una risorsa parzialmente aperta alla consultazione: accanto alla stanza dedicata, nella quale troveranno posto i materiali della Fondazione, alcuni documenti, sia fisici che in formato digitale, saranno accessibili dalle postazioni di approfondimento posizionate lungo il tratto che conduce all’ingresso.
L’aula didattica, collocata a nord, al termine del percorso espositivo, si configura come tappa di riflessione e lavoro collettivo su temi e questioni emersi durante la visita. La superficie coperta all’esterno dell’edificio garantisce un utilizzo ottimale dell’area all’aperto, saldando fisicamente e visivamente interno ed esterno.
La sezione museale prevede un allestimento destinato a rappresentare l’incontro tra la comunità locale e quella degli stranieri venuti da lontano, attraverso una modalità di narrazione che non si limita all’area espositiva, ma permea l’intero edificio attraverso setti-parete, segni a pavimento e testimonianze scritte. Il progetto comunicativo prevede che le pareti di confine e i setti (pilastri o elementi architettonici non portanti) all’esterno siano dedicati ai contributi che contestualizzano storicamente la vicenda dei ragazzi salvati, oltre ad alcuni temi attuali, mentre alla dorsale centrale del percorso è affidata la narrazione dei giorni trascorsi dai ragazzi a Villa Emma e, più in generale, al loro rapporto con il territorio di Nonantola. Il progetto prevede, inoltre, una zona di approfondimento scandita da un serie di postazioni individuali dove i visitatori potranno consultare materiali e documenti integrativi: gli elementi parete sono parzialmente trasformati in contenitori con vani e scaffali e completati da piani di lavoro, computer e sedute. L’allestimento del percorso espositivo non si sovrappone così alla struttura dell’edificio, ma ne è parte integrante.

L’area esterna, concepita come estensione dell’edificio, è popolata da setti verticali, panche e segni a terra che materializzano la rete di percorsi creata dalla vicenda dei ragazzi accolti a Villa Emma. Le aree a prato si alternano a zone in ghiaino stabilizzato, mentre i camminamenti sono realizzati in cemento con aggregati esposti. Ai due alberi esistenti, che vengono conservati – l’ippocastano lungo via Mavora e la quercia situata nel prato su via Rossini – sono state affiancate essenze rustiche e di facile manutenzione, come aceri campestri e frassini.
L’itinerario artistico è marcato dall’inserimento di piccole seggiole, simbolo per eccellenza di accoglienza e ospitalità realizzate in bronzo e collocate in prossimità di alcuni punti chiave della vicenda, a sottolineare la forte relazione tra la scena memoriale principale, posta davanti al luogo che fu teatro della vicenda, il centro storico del paese e i suoi immediati dintorni, che a loro volta rappresentano i poli attorno ai quali si organizzarono l’accoglienza, l’amicizia tra i perseguitati e gli abitanti del luogo, e la salvezza finale del gruppo. La sedia – oggetto di uso comune – evoca dunque la parte più domestica e al tempo stesso più significativa della storia: la rete di case, officine e botteghe che accolsero il gruppo dei ragazzi ebrei giunti a Nonantola dai paesi dell’Europa centro-orientale e balcanica.


